GIORNO PER GIORNO 30 luglio - Beaulieu Jazz Festival : beatnik horror

30 luglio 1960

Beaulieu Jazz Festival : beatnik horror, free beer, working class heroes, jazz riots, (homo)sex scandal and Silver Beatles.


Una giornata di musica, solenni bevute, scontri e stronzate giornalistiche, in una sola giornata il riassunto di come i tumultuosi Sixties nel Regno Unito fossero iniziati nella seconda metà del decennio precedente.


Ci piace far ruotare tutti gli avvenimenti accaduti il 30 luglio intorno a un solo non significativo fatterello: un ragazzo in anticipo sui tempi del punk-hardcore riesce a salire sul palco in cui si sta esibendo la band che precede l’atteso Acker Bilk e impadronitosi del microfono arringa la folla di ragazzi accalcati sotto il palco. Sono giovani e giovanissimi, vestiti in maniera simile ma diversi nei dettagli, accessori e capospalla e, soprattutto, nella capigliatura. E da questo si capiscono la provenienza di classe, le preferenze musicali. Operai, lavoratori precari, disoccupati con il sussidio da una parte e studenti e figli della classe media dall’altra.


In quegli anni il pubblico si mescolava e gli amanti del Rhythm&Blues, convivevano con i sostenitori dello suoni caraibici, dello skiffle (un mix danzereccio di country, blues e jazz) e del jazz. Ma il jazz, ritornato in quegli anni a essere considerato una musica giovane e di consumo, aveva i suoi fan nettamente divisi tra modernist (legati al Be-bop) e quelli traditionalist. Come sarà per il Rock, i Trad sono i Teds, giacca edoardiana, capelli impomatati, pantaloni a tubo. Non sarebbe stato facile riconoscerli solo da questo, perché i pantaloni stretti a tubo sono anche il marchio di mods, beatnik, esistenzialisti.


Sul palco si sta esibendo un combo be-bop sostenuto da gruppi di studenti che si fronteggiavano con altri studenti e Teddy Boys, tutti con un alto tasso di alcol in circolazione, che rumoreggiano e ritmano “Vogliamo Acker”, clarinettista e leader di una big band di jazz tradizionale.


E’ a quel punto che durante il cambio di scena che un ragazzo sale sul palco e impadronitosi del microfono proprio mentre sta iniziando il set tanto atteso di Acker Bilk lancia il suo grido di battaglia : FREE BEER FOR WORKING MAN!


Il concerto stava andando in diretta sulla BBC ed erano state trasmesse le esibizioni di Ian Menzies and The Clyde Valley Stompers, Memphis Slim; The Jazz Five, Johnny Dankworth and his Orchestra, Elaine Delmar, The Ronnie Scott Quintet, con Victor Feldman, The Dill Jones Trio, Little Brother Montgomery.


Mentre la Paramount Jazz Band di Acker Bilk ce la sta mettendo tutta per rappacificare il pubblico, suonando per un’ora senza badare a cosa accade sotto il palco, alla tenda della birra, tutto intorno è un volare di sedie, scazzottature, assalto al bancone della birra, scontri con la polizia. Difficile capire chi abbia iniziato, quali fossero i gruppi rivali. Chi dice siano stati i Teds, chi un gruppo di beatnik barbuti. Altri sono sicuri siano stati i mods. Ma soprattutto quali fossero i sostenitori del jazz delle origini e quelli del be-bop. Secondo il fotografo David Redfern, presente all’evento per documentare la serata, entrambe le parti si sarebbero lamentate per lo spazio insufficiente attribuito ai loro beniamini prima che le cose precipitassero, quando i giovani sempre più ubriachi avevano tirato giù le piattaforme di illuminazione, incendiavano un edificio e distruggevano il palco.


Rod Stewart allora sedicenne con simpatie beatnik, prima di diventare un inutile rocker da classifica e persino un sex simbol nei primi anni Settanta, era stato un mod amante del blues e militante in varie formazioni blues, prima di approdare ai Faces, ed era presente la sera del 30 luglio 1960 al Beaulieu Jazz Festival. Per non tradire la sua fama di tombeur de femme, della serata ricorda la tenda dove spillavano la birra sul cui retro “una donna più grande” non resistendo al suo fascino lo aveva indotto a disfarsi della sua verginità. A detta del giovane mod l’esperienza era stata alquanto deludente, perché durata pochissimo. Non è dato sapere quanto sia stata deludente per la donna anche se nel racconto un po’ anche il ragazzo pare supporlo…


Mentre ci si prendeva a colpi di sedia succedeva anche questo e anche che il pianista della Paramount Jazz Band precipitasse con il piano in mezzo alla gente. Il bilancio di trentanove feriti e varie persone portate via dagli agenti intervenuti riesce a dare un’idea della serata che aveva avuto un precedente due mesi prima sempre durante una esibizione molto movimentata di Acker Bilk in cui la furia, non ben descritta nei giornali, di non ben definiti teppisti aveva richiesto l’intervento di poliziotti con cani da concerto.


Ora il giudizio del clarinettista è netto nell’individuare i responsabili degli scontri al Beaulieu: “Erano fasulle imitazioni beatnik. Quelli veri possono essere strani, disordinati ed eccitabili, ma non sono teppisti.” Ma è facile capire quale fosse la confusione e l’incapacità nel definire le bande e le sottoculture giovanili. Alcuni dicono siano stati i barbuti fan del trad a scagliarsi contro i jazzisti modernisti. Altri dicono che non aveva niente a che fare con la musica. Un testimone insiste che erano Teddy Boys a gridare "Vogliamo Acker!" mentre il corrispondente del Melody Maker non parlava di teppisti ma di malavitosi della classe operaia provenienti da Portsmouth e Southampton.


Lo storico e studioso della musica e dei movimenti giovanili George McKay nel suo studio Trad jazz in 1950s Britain—protest, pleasure, politics del 2001 scrive: “Dopo l'iniziale austerità del dopoguerra, gli anni '50 hanno mostrato una gamma sempre più fiduciosa e vibrante (a volte violenta) di culture giovanili e anti-establishment: bar, Teddy Boys, skiffle, beatniks, Angry Young Men, satira, pop art, riviste di sinistra , cultura caraibica, marce della CND e così via. Questi erano spesso, ma non esclusivamente, ispirati dall'energia della cultura pop americana importata. Nel 1955 e nel 1956, i cinema londinesi furono devastati dai Ted in rivolta infiammati dalle scene della curiosa figura di Bill Haley con la sua band The Comets, nei film americani The Blackboard Jungle e Rock Around the Clock. Nel 1958 alcuni Ted avrebbero trasferito le loro tumultuose attenzioni alla comunità nera migrante di Londra, nelle "rivolte razziali" della fine degli anni '50…”


Una volta che il palco del Beaulieu era stato invaso, il caos era subito seguito. Un edificio era stato incendiato, erano arrivate decine di autoambulanze e cinque mezzi dei vigili del fuoco. la BBC aveva deciso di interrompere la trasmissione con sei minuti di anticipo, del resto di lì a poco anche su quello che rimaneva del palco avevano smesso di suonare. "Le cose stanno andando piuttosto fuori controllo", aveva affermato l’arguto annunciatore in tono stizzito.


Era la terza edizione del festival che Lord Montagu organizzava nel parco di Palace House, la sua signorile abitazione, nella New Forest. Lord Montagu, bello e ammirato in ugual modo da uomini e donne, attivo nell’ambiente pubblicitario, a 27 anni quando era il più giovane pari alla Camera dei Lord, era stato uno dei tre uomini condannati per "reati omosessuali consensuali”.


Il 24 marzo 1954, Montagu, soprannominato "lo scapolo più ambito dell'Impero", membro della Camera dei Lord e una delle scorte della principessa Margaret,era comparso in stato d’arresto davanti a un giudice all'Hampshire Assises a Winchester, dopo quattro mesi di prigione dove era stato portato direttamente dall’aeroporto di Heathrow al rientro da un viaggio da sua sorella in Texas. Una giuria tutta maschile aveva ascoltato le accuse secondo cui Montagu e due coimputati avevano "incitato" due uomini della Royal Air Force arruolati a "commettere atti innaturali e indecenti" a una festa nella casa sulla spiaggia di Montagu. La condanna di un anno di prigione era apparsa al giudice come un atto di indulgenza. Ma aveva mosso un gran movimento di solidarietà e di rifiuto per le leggi omofobiche inducendo il parlamento britannico ad affrontare per la prima volta l’idea di una se pur timida depenalizzazione. (ci vorranno quindici anni per una prima legge in questo senso).


Una foto del 30 luglio 1960 lo mostra sicuro dialogare dal palco con i ragazzi mentre già erano iniziati gli scontri.


La serata del 30 luglio lo stesso Lord Montagu aveva commentato con favore e stupore, secondo il quotidiano The Observer, l’affluenza record di un giovane pubblico che aveva occupato tutte e le mille sedie predisposte. Ma non sapeva che almeno altre centinaia di persone con una fila di almeno seicento metri premevano agli ingressi mentre continuavano ad arrivare decine e decine di mezzi con altri giovani a bordo. Un traffico ininterrotto di macchine che cercava parcheggio nelle vicinanze. Capelli lunghi, trasandati, vestiti strani, come diranno gli avventori dei pub e gli abitanti della zona, invitati dai giornali a ripetere clichè e luoghi comuni.


Il settimanale The People di sicuro merita un premio speciale per il titolo, il tono e le accuse riportate nella doppia pagina intitolata The Beatnik Horror: "Lo scoppio di violenza che ha distrutto il festival jazz di Lord Montagu a Beaulieu la scorsa settimana deve essere attribuito al culto della disperazione predicato da quattro strani uomini".


Quei quattro strani uomini identificati per nome su un manifesto da vecchio west con su scritto Wanted, ricercato come Jack "The Hobos' Prophet" Kerouac; Allen “Il mercante di odio” Ginsberg; William "L'ex tossicodipendente" Burroughs e Gregory "The Crank Poet" Corso.


Questi quattro “profeti” beatnik non predicano di per sé la violenza. Ma infettano i loro seguaci con indifferenza o aperta ostilità ai codici di condotta stabiliti. Niente importa al beatnik tranne i "calci" o i brividi da godersi liberandosi delle inibizioni. Se senti un impulso, non importa quanto oltraggioso, assecondalo. Se il ritmo del jazz suscita emozioni violente, perché non lasciarle il posto?”. Come i giovani americani “seguaci” di Kerouac, Ginsberg, Corso e Burroughs anche gli inglesi rischiavano di diventare: “drogati e vagabondi, degenerati specializzati in orge oscene... e veri e propri delinquenti e teppisti".


Per dar corpo alla loro tesi, gli spericolati giornalisti del settimane The People, avevano proseguito con il loro giornalismo d’inchiesta per documentare i danni prodotti in Gran Bretagna dal jazz e dalla cultura americana beat. Avevano visitato Gambier Terrace a Liverpool per mostrare un gruppo di residenti seduti in "un incredibile squallore" con un loro amico passato per "ascoltare un po' di jazz". I lucidi giornalisti armati di un fiuto invidiabile per accumulare figure di merda erano finiti nella proprietà condivisa all'epoca da John Lennon e Stuart Sutcliffe, e il tipo con la barba nella foto era Allan Williams, proprietario del bar locale The Jacaranda e manager degli allora Silver Beatles, poco prima che la band si recasse per la prima volta ad Amburgo per la prima volta per dei concerti rimasti nella storia della musica, del costume e della cultura.


Nel 1961 Lord Montagu ripropose una nuova edizione del Beaulieu Jazz Festival.

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