GIORNO PER GIORNO 28 luglio - Dal Galles al carcere di Buoncammino

28 luglio 2015


Dylan Thomas, più forte del fuoco si ripresenta sessantun anni dopo la morte con un quinto quaderno delle sue poesie giovanili.

Destinato alle fiamme di una stufa, nessuno aveva mai supposto l’esistenza di un quinto quaderno delle poesie giovanili di Dylan Thomas, che riappare miracolosamente intatto nel centenario della nascita del poeta e drammaturgo morto a trentanove anni nel 1953. Un anno dopo il suo ritrovamento viene presentato al Tenby Museum & Art Gallery di Tenby, in Galles da Adrian Ousborne il 28 luglio 2015.


Non si sa come definire il fatto. Un oggetto, un semplice quaderno dal contenuto preziosissimo, che non era oggetto di ricerche, che ritorna per inquietarci con la stesura originale di poemi conosciuti, ma annotati e corretti come non si sapeva. Poemi come l’insieme dei sonetti che compongono :Altarwise by owl-light e I, in my intricate image, tra le più emozionanti e complesse poesie dello scrittore gallese, con i suoi citatissimi primi versi:



Io, nella mia immagine intricata, avanzo su due piani,


Modellato con minerali d'uomo, oratore d'ottone,


Costringo il mio spettro nel metallo,


Mi bilancio sui due piatti di questo mondo gemello,


Il mio mezzo spettro in armatura tengo saldo nel corridoio della morte,


Al mio uomo di ferro mi avvicino di sghembo.


Il quaderno, uno di quei vecchi quaderni di scuola, contiene altre quattordici poesie e come si legge nella presentazione dell’evento “Contiene facsimili e trascrizioni complete degli originali, è interamente annotato e ha un'introduzione scientifica completa. Esplorando i contesti di questi testi brillanti e sperimentali - molti con sostanziali rielaborazioni e passaggi varianti - questa pubblicazione storica getta nuova luce sulla pratica creativa di uno dei poeti più importanti e conosciuti del XX secolo”.


La Swansea University, la terza più grande università del Galles, nella città natale di Dylan Thomas, a un anno dal ritrovamento aveva acquisito il prezioso manoscritto curandone la presentazione in due incontri. Il 28 luglio del 2015 Adrian Osbourne, studente dottorando in letteratura inglese alla Swansea University, che sul manoscritto stava facendo i suoi studi comparativi presenta il suo lavoro sull’opera di Dylan Thomas al Tenby Museum and Art Gallery, a Tenby, nel Pembrokeshire, Galles sud-occidentale, il più antico museo indipendente del Galles, istituito nel 1878.


“Tra il maggio 1930 e l'agosto 1935, Dylan Thomas tenne numerosi quaderni di poesie. Contengono le bozze di quasi tutte le opere che avrebbero formato le sue prime due raccolte più famose, 18 poesie (1934) e Venticinque poesie (1936), e molte di quelle della sua terza raccolta, La mappa dell'amore (1939). ). Thomas ha venduto quattro dei taccuini, dal maggio 1930 al maggio 1934, all'Università di Buffalo nel 1941. Tuttavia, l'esistenza di un quinto taccuino, che copre il periodo da giugno 1934 ad agosto 1935, era sconosciuta fino al 2014, il centenario della sua nascita” .


Più di 70 anni dopo che la suocera del poeta aveva chiesto che venisse bruciato nella caldaia della cucina, il principale studioso di Dylan Thomas, John Goodby, avutolo in mano, emozionatissimo lo aveva definito come "la scoperta più emozionante dalla sua morte nel 1953”.


Nel novembre 2013 in Galles, in Inghilterra e nel mondo in occasione del sessantesimo anniversario della nascita di Dylan Thomas si erano aperte manifestazioni che sarebbero culminate l’anno dopo per il centenario della nascita. In Italia il poeta, non era mai stato popolare, non troppo conosciuto, non troppo tradotto, troppo difficile, intraducibile con i suoi echi, rimandi e suggestioni. Dei suoi cento programmi radiofonici per la BBC, e delle opere per il teatro e il cinema oltre a “Sotto il bosco di latte” di Mondadori e “Favole di cinema” per Milano Libri (Linus), c’era ben poco. Era più conosciuto non per la sua poesia ma per il fatto che un cantautore di Duluth, Robert Zimmemann, ne avesse preso per la sua folgorante carriera poetico-musicale il nome Dylan, in gallese “figlio del mare”, nome a sua volta originario del poema del XII secolo The Mabinogion, con il personaggio Dylan al Don.


Nello stesso anno e negli stessi giorni delle celebrazioni mondiali per ricordare Dylan Thomas e le sue opere., per pura coincidenza o astrale intercessione, un gruppo di detenuti del carcere di Buoncammino a Cagliari avevano deciso di dedicargli il loro nuovo lavoro di lettura, ricerca, scrittura e messa in scena. Che ci fossero in corso celebrazioni o che si trattasse di un anniversario importante, non ne sapevano niente. Il criterio di scelta del gruppo di una ventina di detenuti che dalla fine del 2012 si incontravano settimanalmente nella biblioteca del carcere era la pura simpatia. Simpatia per persone che avevano affrontato vite dure, carcere, manicomio, privazioni e discriminazioni.


Il gruppo di detenuti dal 2013 con il supporto di alcuni volontari aveva avuto la possibilità di vedersi anche più volte la settimana e si era dato nome Bibliocaffè Ristretti. Si erano incontrati con scrittori e poeti come il francese di origine sarda Marc Porcu, traduttore di Sergio Atzeni e di altri scrittori sardi, Alberto Masala, pubblicato dalla City Lights di Ferlinghetti con la traduzione di Jonathan Richman, Serge Quadruppanie, Bepi Vigna, Daniele Barbieri e con loro avevano maturato la voglia di trasformare le loro letture in reading e spettacoli per gli altri detenuti.


Avevano iniziato con un lungo reading musicale dedicato ad Alda Merini, scegliendo poi Nazim Hikmet, Dino Campana, utilizzando citazioni di Wole Sowinka e Steven Biko. In mezzo a loro, l’unico che non aveva conosciuto la segregazione dietro le sbarre era Dylan Thomas. Ma aveva avuto una vita breve e dura, aveva esagerato con l’alcool e aveva scritto cose sublimi, era stato povero e poverissimo, costretto a chiedere aiuto ad amici e ad altri poeti. Avevano letto le raccolte di poesie e scelto quei passaggi che si incastravano meglio nella sua biografia, raccontata come una storia riconoscibile a tutti. Avevano aggiunto dei passaggi da Favole di cinema e Sotto il bosco di latte. Spesso era il suono delle parole e gli accostamenti che creavano a decidere dove portare la storia, che ovviamente non poteva che approdare in una ballata di Bob Dylan rivisitata da Fabrizio de Andrè. Per fare le cose più difficili avevano allargato il gruppo ad alcuni giovanissimi detenuti, amanti del rap e della cultura hip hop. Prova dopo prova ne era uscito un inedito Dylan (Bob) in rap, con una base originale prodotta efficacemente con pochi (cioè in assenza di) mezzi tecnici


Il Bibliocaffè Ristretti in una sala al massimo della capienza e acclamati dal resto dei compagni di prigionia non avrebbe mai ripetuto la performance. Era nel loro stile. Potevano cambiare la scaletta e persino i brani da leggere e spesso lo facevano anche all’ultimo momento, ma non ripetevano mai lo stesso spettacolo. Perché come dicevano con le parole di Rinaldo, bibliotecario e poeta, “Altrimenti ci annoiamo”. Ma comunque mandarono all’organizzazione gallese delle celebrazioni per Dylan Thomas la notizia del proprio lavoro che così ottenne una citazione neanche cercata.


Lo stile di composizione dei testi del gruppo di detenuti aveva molto da spartire con quello di Dylan Thomas, rigoroso e spontaneo, ma anche incontenibile e furioso, come spinto da una forza da conoscere e da domare:


“Spesso lascio che un’immagine “si produca” in me emozionalmente, e quindi applico ad essa quanto posseggo di forza critica e intellettuale – lascio che questa immagine contraddica la prima, già sorta, e che una terza immagine generi dalle altre due insieme una quarta immagine contraddittoria, e lascio quindi che tutte restino in conflitto entro i limiti formali da me imposti… Dall’inevitabile conflitto delle immagini – inevitabile perché appartenente alla natura creativa, ricreativa distruttrice e contraddittoria del centro motivante, cioè del centro della lotta – cerco di pervenire a quella pace momentanea che è una poesia”